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26/01/2015
A questo punto mi chiedo: serve davvero una legge?
La storia di Danilo Giuffrida, il ragazzo omosessuale cui prima fu sospesa la patente, poi, superato l'esame di revisione, riconosciuta ma con validità ridotta (un solo anno invece dei normali 10), dimostra ancora una volta come, davanti all'inerzia della politica (che vaga tramortita tra Quirinale, Italicum e Riforme), la Magistratura si metta al passo coi tempi in maniera indipendente.

"L'omosessualità" diceva l'ordinanza della terza sezione del Tar "non può essere considerata un fatto che fa sorgere subbi sull'idoneità psico-fisica del titolare della patente di guida". "E' evidente" scrissero i giudici "che le preferenze sessuali non influiscono in alcun modo sulla capacità del soggetto di condurre con sicurezza veicoli a motori".

"I comportamenti tenuti dalle due amministrazioni appaiono in evidente discriminazione sessuale del Giuffrida e in evidente dispregio dei principi costituzionali. I comportamenti dei due ministeri hanno cagionato grave danno e sofferenza per l’umiliante discriminazione subita". Quindi, "il comportamento delle due amministrazioni ha gravemente offeso ed oltraggiato la personalità del Giuffrida in uno dei suoi aspetti più sensibili e ha indotto in lui un grave sentimento di sfiducia nei confronti dello Stato"
La Cassazione, confermando l'impianto della sentenza rileva che è stato vittima di "un vero e proprio comportamento omofobico" da parte della pubblica amministrazione.
Mi viene il dubbio allora, serve davvero una legge contro l'omofobia?

Enea Melandri

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