07/04/2015 Una delle riforme previste dal JobsAct potrebbe finire impallinata dall'Europa. La disciplina del controllo a distanza (che è vietata per i lavoratori) contenuta nell'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, è trattata nel testo della delega alla riforma del lavoro, dove si prevede "la revisione della disciplina dei controlli a distanza sugli impianti e sugli strumenti di lavoro, tenendo conto dell'evoluzione tecnologica e contemperando le esigenze produttive ed organizzative dell'impresa con la tutela della dignità e della riservatezza del lavoratore".
Da Strasburgo arriva la raccomandazione che ribadisce l'importanza di vietare il monitoraggio dei dipendenti, per garantire il loro diritto alla riservatezza; ma lascia anche uno spiraglio, qualora il controllo sia solo una conseguenza della supervisione di sicurezza e produzione.
Si moltiplicano intanto le richieste delle imprese per installare microchip, videocamere e braccialetti elettronici, negli strumenti di lavoro e nei lavoratori stessi.
I sindacati sono sul piede di guerra, così come l'Agi (Avvocati giuslavoristi italiani), che rivendicano il necessario confronto con le associazioni - ribadito anche dalla UE - e sottolineano che "Nessuno strumento può esser finalizzato a controllare in via esclusiva il lavoratore. Qualsiasi atto unilaterale dell'azienda è illecito".
E quando qualcuno dal Governo dice che le riforme riguarderanno solo il monitoraggio delle apparecchiature di lavoro, ricordo che esso E' GIA' PERMESSO, non c'è bisogno di mettere mano allo Statuto dei Lavoratori. |