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06/07/2015
Il significato del referendum greco NON era 'fuori o dentro l'Europa', ma verteva sull'ipotesi di accordo tra lo Stato ed i creditori internazionali.
L'ha ben spiegato Podemos: mentre il governo ellenico proponeva un aumento delle imposte sulle grandi ricchezze, i creditori capeggiati dal FMI pretendevano di alzare l'IVA ed erodere le pensioni, misure che avrebbero colpito le famiglie più povere e depresso ancora di più l'economia; "Nel tentativo di dimostrare che non esiste alcuna alternativa all'austerità, i creditori vogliono imporre alla Grecia quelle stesse misure che hanno portato il paese al disastro" commentano gli spagnoli.

Con la vittoria del NO, arriva l'euforia degli euroscettici.
Grillo esordisce con un "Ora referendum su euro anche in Italia", del tutto fuori luogo, perché NON C'É STATO UN REFERENDUM SULL'EURO. Anzi, la consultazione indetta da Tsipras aveva sì lo scopo di ripensare i termini della permanenza greca nell'unione, ma continuando a farne parte.
Proprio Grillo, che da sempre accusa i media di mistificare la realtà, ha cercato di manipolare il senso della consultazione in Grecia, spacciandola per una battaglia anti-euro. NON É COSÌ: lo stesso Tsipras lo ha ripetuto per tutta la campagna elettorale, e lo ha ripetuto dopo l’esito del voto: NON É IN DISCUSSIONE LA PERMANENZA DELLA GRECIA IN EUROPA.

Enea Melandri

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