17/07/2015 La Senatrice Monica Cirinnà, firmataria del famoso ddl sulle unioni civili, sarebbe oggetto di un conflitto d'interessi.
Scrivono che "la senatrice del Pd e il suo compagno, Esterino Montino (ex governatore della Regione Lazio dopo lo scandalo Marrazzo), sono comproprietari della Monester srl, sotto la cui gestione vi sono vari locali nel quartiere Testaccio, a Roma, frequentati da un pubblico Lgbt.
Nei suoi locali (...) ci sono oltre Le Rune anche il Coyote bar ristorante, il Top five disco-bar e il Coyote discoteca, tutti marchi storici della zona, frequentati da clientela variopinta e da giovanissimi. Le serate le decidono i dj e a seconda della musica si attira clientela diversa. Sempre in rapporti di buon vicinato con i cugini dell'Alibi [adiacente disco-bar Lgbt, in passato trasferitosi momentaneamente proprio alle Rune ndr] e il variopinto pubblico dei suoi frequentatori. Spesso i clienti g-l-b-t vanno al Coyote a mangiare un boccone e poi si scatenano in pista all'Alibi, dove ogni trasgressione è concessa. E Montino batte cassa". A riportare questo, è l'associazione ProVita.
Ora, per quel che so della vita sociale lgbt, devo contraddire l'articolo, perché quando amici omosessuali si sono fidanzati stabilmente, generalmente spariscono da locali e feste, per dedicarsi e coltivare il nuovo rapporto.
E questo nega la tesi di ProVita, perché se i gay si "unissero civilmente" grazie al ddl Cirinnà, diminuirebbe la clientela dei locali della senatrice. Tecnicamente, cioè, è nell'interesse della Cirinnà che NON si formino coppie omosessuali stabili (che comunque, non c'entra niente con i diritti ed il riconoscimento, se non nella testa di questi preti mancati). |