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20/07/2015
Uno scontro fra titani, fra due diverse testate cattoliche che battibeccano riguardo alla sentenza della Corte Costituzionale sui diritti delle coppie omosessuali (quando non ha detto NO, anzi) e sul ddl Cirinnà sulle unioni civili.
La prima è Avvenire, che finalmente si è accorta che il contrasto alle unioni civili è incostituzionale: in un editoriale del direttore, si sottolinea come la sentenza faccia riferimento all'articolo 2 e non al 29 della Costituzione, per cui vadano tutelati i 'diritti individuali' e non quelli 'della coppia'. Il giornale ha deciso di dirsi favorevole ad un riconoscimento, purché "si chiarisca che l'istituto giuridico delle unioni gay è originario rispetto all'articolo 29 della Costituzione". Sì insomma, un ghetto. Come se adesso non lo fosse.

Ad attaccare questa apertura scende in campo La Nuova Bussola Quotidiana, che ringhia "segnali di nubi sempre più nere che si addensano sul nostro Paese, nelle mani di una potente lobby gay che sta imponendo una forma sempre più soffocante di totalitarismo" e di "una parte della Chiesa italiana ormai allineatasi al pensiero dominante".
Ed anche il direttore Cascioli si erge a costituzionalista, e sostiene che la Consulta non ne capisca un granché: "abbiamo avuto modo di scrivere più volte che quella lettura dell'articolo 2 è falsa". La "sentenza della Corte Costituzionale cui si fa riferimento" è "forzata da un pregiudizio ideologico" e "diventa perciò un comodo paravento per nascondere le proprie inconfessabili convinzioni".

E LNBQ si scaglia contro il giornale della CEI e le sue timide aperture: "Il ragionamento che si fa sembra scontato: la Consulta ha deliberato, non possiamo fare altro che prenderne atto. Ma non è così: prima di qualsiasi altra indicazione, non ci si può esimere dal giudicare se una sentenza sia giusta o meno. Giusta nei confronti del testo della Costituzione, e giusta nei confronti del diritto naturale. La Costituzione non è il Vangelo e la Corte Costituzionale non è il Concilio. (...) Evidentemente lì si pensa che bisogna obbedire prima alla Costituzione che a Dio, e lo chiamano realismo. Data la premessa 'falsata' non stupisce allora che si arrivi a sostenere la legittimità del riconoscimento delle unioni fra persone dello stesso sesso".

Ricapitoliamo: la Consulta che non capisce niente di Diritto, la Costituzione che non deve essere rispettata perché non è il Vangelo.. Passatemi i popcorn, che voglio vedere fino a che punto arrivano..!

Enea Melandri

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