05/11/2015 Su 10 ginecologi che operano a livello nazionale, 7 sono obiettori. Personalmente, trovo inaccettabile che il 70% dei medici possa, con le sue legittime scelte personali, impedire che l'altrettanto legittima decisione di abortire di centinaia di pazienti possa concretizzarsi.
E questo svilisce anche la dignità professionale dei lavoratori: quel 30% disponibile invece ad eseguire aborti, cosa verrà messo a fare? Come succede a Faenza, si deprime il profilo medico di un ginecologo e lo si trasforma in una macchina di aborti.
La mia proposta, sviluppata negli anni di vicinanza a Radicali ed Azionisti, è l'imposizione di quote massime di ginecologi obiettori - così da preservare sia la libertà di pensiero dei medici, sia il diritto dei pazienti di fruire del servizio.
Una quota "locale", più alta - tipo 60% - per consentire un regolare esercizio della medicina di prossimità, ed una "territoriale" (regionale o macroregionale) più bassa - tipo 40% - per poter usufruire dei servizi senza spostamenti eccessivi. |