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20/01/2016
Con tutto il rispetto per i suoi pronunciamenti, trovo azzardato che la Corte Costituzionale pretenda ora di interpretare non solo quanto letteralmente scritto nella Carta, ma anche il PENSIERO dei Padri Costituenti.

Nelle motivazioni della sentenza 138/2010, la Corte scrive che "essi [i Padri Costituenti] tennero presente la nozione di matrimonio (...) che (...) stabiliva (e tuttora stabilisce) che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso".
A questa conclusione ci arrivano interpretando il secondo comma dell'articolo 29 della Costituzione, che recita: "Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare"; la Consulta: "affermando il principio dell'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, ebbe riguardo proprio alla posizione della donna cui intendeva attribuire pari dignità e diritti nel rapporto coniugale".
Loro dicono che siccome la Costituzione dice che i coniugi sono moralmente e giuridicamente uguali, allora sono di sesso diverso.

Ammettiamo che sia così, che quel secondo comma sancisca davvero che il matrimonio è solo quello eterosessuale.
Ma ditemi, SE avessero voluto includere anche le coppie gay nell'articolo 29, come avrebbero dovuto scrivere quel comma? Che i coniugi NON hanno "eguaglianza morale e giuridica"?
Sono piuttosto scettico su questa sentenza, e credo stavolta che la Corte sia andata un po' troppo in là.

Enea Melandri

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