16/06/2016 Siamo arrivati al bivio: o continuare ad investire e puntare alla crescita incontrollata, o fermarci un attimo per rimettere in linea il nostro sviluppo con le esigenze ambientali e sanitarie.
L'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha pubblicato un report dal titolo 'Le conseguenze economiche dell'inquinamento atmosferico', nel quale si analizza l'impatto sulle finanze statali.
Il verdetto è che le morti premature a causa dell'inquinamento atmosferico continueranno ad aumentare, e si stima che nel 2060 arriveremo a un numero di cittadini pari alla popolazione dell'Austria.
A questo dato, ovviamente, si affianca un saldo economico negativo pari all'1% del PIL MONDIALE: 2.600.000.000.000 di dollari (2,6 BILIONI o 2.600 MILIARDI).
C'è l'impennata delle spesa sanitaria, la perdita di giornate lavorative per malattia e la riduzione dell'agricoltura.
Occorre intervenire in maniera massiccia per limitare l'uso di carburanti fossili, e non con accordi farsa come quello di impedire l'innalzamento di 2 gradi della temperatura terrestre, ma ripensando i modelli di sviluppo mondiali.
Poi ci sono i paesi appena approdati nel mercato, come Cina e India, le due Coree e l'Uzbekistan, che chiedono di esserne esentati - dato che gli altri paesi industriali non hanno avuto limitazioni.
Qui è in gioco la salute del pianeta e dei suoi abitanti, non basta spingere per un "sistema sanitario privato" per scaricare le responsabilità sui cittadini, occorre intervenire alla base, altrimenti non rimarrà più nessuno in grado di produrre (i lavoratori) o di fruire di questi prodotti (i consumatori). |