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08/09/2016
E' diventato virale da qualche giorno il discorso del Re di Norvegia, Harald V, che ha parlato di diritti dei migranti, della loro accoglienza, degli omosessuali e di rispetto per le altre religioni.
"Sono norvegesi ragazze che amano altre ragazze, ragazzi che amano altri ragazzi, e ragazze e ragazzi che si amano tra loro. I norvegesi credono in Dio, in Allah, in tutto o in nulla"; e ancora "I norvegesi siete voi. I norvegesi siamo noi, la Norvegia è unita, è una, alla Norvegia appartengono tutti gli esseri umani che ci vivono per quanto diversi tra loro possano essere (..) I norvegesi vengono dal nord della Norvegia, dalla Norvegia centrale, dal sud della Norvegia e da tutte le altre regioni. Sono norvegesi anche coloro che sono venuti dall’Afghanistan, dal Pakistan e dalla Polonia, dalla Svezia, dalla Somalia e dalla Siria".
Un bellissimo discorso sull'inclusione, sul rispetto, l'accettazione e la solidarietà reciproci.
In rete è stato riassunto con "siamo tutti migranti, siamo tutti gay, siamo tutti norvegesi", con la chiosa "averceli in Italia dei politici così".

Ce li avevamo, invece. E neanche troppo tempo fa.
Ricordo il Bertinotti dei tempi d'oro che arringava il popolo di Rifondazione Comunista gridando "Siamo tutti ebrei, compagni, come siamo neri, siamo aborigeni, siamo cristiani, siamo musulmani, siamo omosessuali, siamo lesbiche".
Quando ancora avevamo una sinistra degna di questo nome, affogata in mille contraddizioni, certo, ma che ci rappresentava e faceva quello che poteva per tutti Noi in quanto uomini, donne, lavoratori e studenti.

Oggi invece preferiamo rincorrere la bava di chi urla "Arrendetevi siete circondati!" o "I profughi negli alberghi di lusso a spese nostre!", o il Fertilty Day.

Enea Melandri

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