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20/09/2016
Uno dei principi fondamentali della concorrenza vuole che tutti gli operatori di uno stesso settore di mercato usufruiscano delle stesse condizioni e debbano beneficiare delle stesse possibilità degli altri.
In virtù di questa regola sacrosanta, Tre Italia chiede 338 milioni di euro a Poste Mobile, in quanto l'operatore virtuale dispone di una rete di uffici (quelli postali, appunto) e ciò ovviamente lo avvantaggia.

Questo è solo l'ultimo capitolo della battaglia intrapresa da H3G, che già l'anno scorso aveva chiesto di poter offrire i propri prodotti (sim e servizi) agli sportelli postali (il riferimento legale è l'articolo 8 della legge 287/1980).
L'antitrust ha dato ragione a Tre, e criticato Poste Italiane per la "condotta dilatoria al fine di procrastinare la risposta ad H3G".
A quel punto, PI ha fatto ricorso al Tar del Lazio, che dovrebbe pronunciarsi il 1° dicembre. La sentenza del tribunale di Roma non dovrà dirimere solamente la diatriba tra Tre e Poste, ma potrebbe segnare una svolta importa per tutto il mercato delle telecomunicazioni, in termini di accesso alle infrastrutture ed offerte ai consumatori.

Ho sempre criticato il regime di disparità in cui opera Poste (una privatizzazione pasticciata, perché si appoggia ad una rete di uffici pubblici da cui offre conti correnti, mutui, vende telefonini e servizi telefonici, distorcendo la concorrenza con gli altri player del mercato).
Ora H3G alza la voce contro queste deformità; e meno male, forza Tre!

Enea Melandri

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