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13/10/2016
In questi giorni si parla molto dello sciopero di sabato scorso proclamato dai rider di Foodora, un'azienda che gestisce tramite una app il servizio di consegna a domicilio di vari esercizi di ristorazione.
C'è chi vede nell'azienda una visione pioneristica del mercato del lavoro, e chi pensa che la mancanza di regole nel settore stia avvicinando i lavoratori agli schiavi.

Foodora ha di recente cambiato le condizioni per la retribuzione dei lavoratori: da 5 euro l'ora (quando si dava disponibilità per le consegne, in bici o in motorino) a 2,70 euro a consegna (cioè a cottimo).
E i rider hanno così indetto una protesta contro l'azienda, scrivendo una lettera di sensibilizzazione che consegnano ai clienti con il cibo in cui elencano le criticità del loro rapporto di lavoro.

E scommetto che c'è pure qualche imprenditore che commenterebbe, sibilando tra i denti, "se non gli sta bene il lavoro, che ne cerchino un altro". Ma anche questa è una semplificazione assurda.
Io sono tra quelli che ritiene un grave vuoto legislativo la mancanza di regole nei nuovi lavori e siano necessari nuovi strumenti di lavoro per attività come quelle di Uber, AirBnB o Foodora che necessitano di regole elatiche - sdoganando anche il "cottimo", ma con tutele ed inquadramenti chiari.
Invece qui non c'è alcuna certezza, stabilità, si viene licenziati con un messaggio su Whatsapp, non ci sono tredicesime, contributi previdenziali, malattia, infortuni, INPS, INAIL, niente di niente.
E' questo il futuro del mercato del lavoro?
Ah, a proposito, oggi è la giornata nazionale delle vittime degli infortuni e delle morti sul lavoro, auguri.

Enea Melandri

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