01/12/2016 Se c'è qualcosa che in questi ultimi giorni di campagna referendaria mi ha sul serio fatto mettere in dubbio il valore del NO, è stato sapere che il dott. Prodi si è espresso per il Sì.
Nutro per l'exPresidente del Consiglio molta stima: probabilmente come opinioni sociopolitiche siamo un po' distanti, ma considero Romano Prodi una persona competente e preparata, nonché dotata di acume e capacità. Ha tenuto insieme più volte alleanze ampie e variegate, riuscendo a creare convergenze inattese.
E, anche se l'episodio è passato inosservato, ha rivelato al mondo che il tanto declamato profilo "liberale" di Berlusconi fosse solo un bluff: nessuna "destra liberale" al mondo avrebbe mai votato contro le liberalizzazioni dell'allora Ministro Bersani (provvedimenti che hanno portato tanti benefici al mercato ed ai consumatori).
Mi ha fatto pensare il suo Sì al referendum, davvero.
Poi ho letto le sue parole: "(...) le riforme proposte non hanno certo la profondità e la chiarezza necessarie, tuttavia per la mia storia personale e le possibili conseguenze sull'esterno, sento di dovere rendere pubblico il mio sì, nella speranza che questo giovi al rafforzamento della nostre regole democratiche".
Da quanto intuisco, il suo è un voto combattuto, dettato più da esigenze d'immagine, circostanziate e dirimenti, che da necessità democratiche e civili.
Con tutta la mia stima, onorevole (che prima di essere un titolo parlamentare è un aggettivo della lingua italiana) Prodi, io voto NO. |