27/01/2017 Settantadue anni fa, l'Armata Rossa abbatteva i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz e si disvelava al mondo il Male. Quello della Memoria è un dovere morale e civile dei cittadini e della società intera, affinché abominii simili non possano ripetersi.
E non bisogna aspettare un nanetto coi baffi o che qualcuno marci su Roma per parlare di fascismo. Il fascismo ha tante facce.
Separare gli autobus per italiani ed immigrati - come avvenuto a Calizzano, in Liguria - o diffondere una lista settimanale dei reati commessi dagli stranieri - come vuole Trump negli USA e fece Hitler con gli Ebrei - sono piccole vampate di calore che lentamente scaldano l'acqua e bolliranno la rana senza che lei se ne accorga.
Se continuiamo a digerire ogni piccola cosa, minimizzare, far finta di niente, finiremo anche noi bolliti.
A Ravenna, per celebrare il Giorno della Memoria, è stato realizzato un percorso sensoriale allo scopo di far vivere alle scolaresche l'esperienza di un campo di concentramento. Iniziativa pregevole, ma purtroppo non credo sviluppata nel modo giusto.
Vestire come deportati, camminare bendati tra i miasmi di una prigione, i suoni di bombe e fucili, con un tozzo di pane secco tra le mani, non riporta neanche l'1% di quello che è stato l'Olocausto. E così anche l'Onorevole Paglia (deputato ravennate di Sinistra Italiana), ha attaccato l'Engim - l'ente di formazione titolare dell'esperienza sensoriale - per invitarlo a riflette sulla "assoluta inopportunità di una proposta che rischia di banalizzare l'orrore dei campi di concentramento".
"L'esperienza dei lager non è simulabile - scrive Paglia –, né tantomeno può essere ridotta a blande esperienze di deprivazione sensoriale e ad un assaggio di pane secco. Il pane secco era quello che durante la guerra mangiavano i nostri nonni quando erano fortunati, non i prigionieri dei lager. Se voleste far rivivere ai ragazzi le condizioni dei prigionieri nazisti, dovreste far loro provare l'esperienza della tortura, della violenza fisica e psicologica permanente, del lavoro fino alla morte, delle esecuzioni, delle mutilazioni, degli esperimenti su cavie umane, della morte come unico, prossimo orizzonte di vita, per fame, freddo e fatica, per un colpo alla nuca, per le camere a gas. Questo e molto di peggio furono i lager, e persino così, ricordandoli in due parole con la mia scrittura, ho forte l'impressione di edulcorarne la sostanza. È possibile trasmettere anche solo a uno dei nostri ragazzi l'idea che fossero invece qualcosa di più simile ad un cattivo regime carcerario? Sono certo che la risposta non possa che essere negativa e vi chiedo pertanto di soprassedere, di limitarvi alla visione del video, accompagnandolo piuttosto alla lettura di brani di 'Se questo è un uomo'. Credo che sarebbe molto più formativo per i vostri studenti e molto più rispettoso della Giornata della Memoria". |