13/02/2017 Mi lascia sempre un po' perplesso quando Renzi dice "chi perde congresso o primarie rispetti risultati".
Cosa vuol dire? Che chi non viene eletto segretario deve chinare la testa ed obbedire a tutto quello che gli viene ordinato da chi invece vince il congresso?
Sinceramente mi sembra surreale. Ad esempio, Bersani fu eletto nel 2009 segretario del PD promettendo la fine della stagione delle riforme costituzionali e dei ritocchi all'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori; poi nel 2013 arrivò Renzi che invece fece tutto il contrario.
Ora, non voglio giudicare le singole idee, ognuno ha diritto di pensarla come vuole, ma che senso ha un partito che cambia diametralmente linea a seconda di chi occupa la poltrona di segretario? Qual è l'indirizzo di una formazione che incarna dentro di sé ideali così diversi? I suoi principi, i suoi ideali?
Alle elezioni, poi, una volta ci si trova a votare per un centrosinistra un po' bigotto e la volta dopo per un centro che strizza l'occhio alla grande industria e alle lobby. Peggio ancora quando questo cambio avviene senza passare dalle urne ma a legislatura già avviata: 416 parlamentari eletti col programma di Bersani che vengono catapultati in quello di Renzi.
Ci serve davvero un partito del genere? Un partito senza ideali capace di passare da A a Z in due giorni? |