15/03/2017 L'obiezione più frequente che si fa all'ipotesi del testamento biologico è che la persona potrebbe cambiare idea in qualsiasi momento.
Ad esempio: Mario ha lasciato scritto 7 mesi fa un testamento biologico in cui chiede di interrompere cure ed alimentazione artificiale nel caso fosse in coma e tetraplegico.
Oggi Mario ha avuto un incidente stradale, è in coma e con una lesione ai nervi della colonna vertebrale che gli rende impossibile muovere braccia e gamba.
Ma chi ci dice che non abbia cambiato idea rispetto a 7 mesi prima, quando ha redatto il suo testamento biologico? Il dubbio è assolutamente lecito.
Ma prendiamo il caso di Fabo. Lui non è stato lasciato morire di inedia - come accadde alla Englaro - lui è stato aiutato a suicidarsi. Lo ha deciso LUI, di morire, ed è stato LUI, ad AMMAZZARSI.
Invece che dal testamento biologico, secondo me bisognerebbe partire da qui, dal suicidio assistito, dove cadrebbe anche l'obiezione del "può cambiare idea" e si tutelerebbe appieno la volontà dell'individuo.
Con qualche limite, magari: uno che arriva e chiede "suicidatemi perché sono depresso", forse è un po' troppo, e più che di suicidio assistito ha bisogno di giustizia sociale. |