29/03/2017 Quella raccontata dalla CGIL di Treviso è una brutta storia di abuso e prevaricazione sul luogo di lavoro, ma anche di ignoranza - nel senso autentico del termine - legale e civica.
Una ragazza di 25 anni, dopo aver comunicato ai suoi datori di lavoro di essere incinta, sarebbe stata messa sotto ricatto: o versar loro l'assegno di maternità a titolo di rimborso per il pagamento del sostituto o licenziarsi.
Imprenditori del genere sono indegni della responsabilità loro riconosciuta dal mercato e dallo Stato italiano.
A stupire è però quanto raccontato da Nicola Atalmi, segretario Cgil Treviso: "Molti giovani che vengono da noi hanno bisogno di una educazione civica sui diritti e sul lavoro. LA RAGAZZA NON SAPEVA che una donna incinta non può essere licenziata". E' per questo che in apertura parlavo di ignoranza.
Il sindacalista, dopo aver contattato l'azienda, ha chiuso: "Assumeranno un sostituto che pagheranno, mentre la maternità sarà, come da prassi, sostenuta dall'Inps".
Siamo pieni di giovani lavoratori inconsapevoli dei loro diritti e delle possibilità loro offerte; o meglio, ottenute dalle lotte dei loro (nostri) genitori e nonni.
Anche per questo, i più giovani vedono ormai scioperi e battaglie sindacali come qualcosa di lontano, vecchio ed inutile. Non capiscono concetti come "dignità dei lavoratori" o "rapporto di fiducia tra datore e dipendente": deregolamentazione e precarizzazione selvagge stanno distruggendo il collante che fino ad ora ha contribuito ad alimentare spirito e passione delle lotte, la consapevolezza. |