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09/10/2017
Durante il consiglio comunale di Alfonsine del 26 settembre, si è votato un ordine del giorno presentato dal consigliere Stefano Gemignani del M5S per chiedere all’assemblea di prendere posizione contro il CETA, il trattato commerciale tra Europa e Canada. La maggioranza monocolore PD ha respinto l’ordine del giorno; a favore, quindi, dell’accordo transatlantico.
Vorrei spendere qualche parola per spiegare cos’è il CETA, perché ci sono aspetti negativi ma anche aspetti positivi: fino a qualche mese fa, se in Canada acquistavate del Prosciutto di Parma o San Daniele non avreste trovato i celebri salumi italiani, ma vi avrebbero venduto prodotti locali, in quanto “prosciutto di Parma” e “prosciutto San Daniele” erano marchi furbescamente registrati da un imprenditore italo-canadese.
Grazie all’accordo commerciale con l’Europa, però, ora molti prodotti tipici dell’agroalimentare italiano sono diventati marchi protetti, e i prosciutti “di Parma” e “San Daniele” sono solo i nostri.
Sempre in tema di alimenti, molti temono che con la ratifica definitiva del CETA, il mercato europeo venga invaso da prodotti geneticamente modificati e/o carne trattata con ormoni. Ma questo rischio dovrebbe essere scongiurato dal “principio di precauzione” enunciato all'art. 191 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Analogamente a quanto previsto dalla legislazione italiana, dovranno essere le autorità sanitarie ad autorizzare, dopo i controlli necessari, nuovi prodotti agroalimentari.
Tuttavia, tra le pieghe dei documenti del CETA si trovano passaggi fumosi, sibillini se non addirittura pericolosi.
Nei testi, accanto al positivo abbattimento dei dazi doganali per aprire il mercato, si accenna anche alla deregolamentazione della “mobilità dei lavoratori”, quasi a dipingere dei paradossali pendolari tra Parigi e Vancouver. Si parla anche di una maggior apertura sul fronte dei servizi e del terziario per i cittadini, e qui fatico ad immaginare polizze sanitarie che operano in cliniche private canadesi, o studenti italiani che partono per scuole d’oltreoceano.
Vi è poi la clausola ICSS, che permette alle aziende di contestare le leggi nazionali delle parti in causa: ad esempio, in virtù di un accordo similare al CETA, la multinazionale del tabacco Philip Morris chiamò alla sbarra l’Australia, colpevole di aver introdotto una legislazione a lei sfavorevole (il nobile scopo della norma era disincentivare il fumo). La clausola ICSS prevede che per dirimere queste controversie, si riuniscano dei “tribunali speciali”, fuori dalle giurisdizioni coinvolte, in località e con partecipanti segreti.
Ecco, a me pare assurdo il principio che un’azienda privata possa denunciare una nazione sovrana. Per la cronaca, però, va detto che nel caso portato in esempio il “tribunale speciale” diede ragione all’Australia, rigettando le richieste della Philip Morris.
Anche il partito della Rifondazione Comunista è contrario al CETA.
Se fossi stato membro del Consiglio Comunale, per tutti i motivi positivi e negativi fin qui elencati, avrei votato a favore dell’ordine del giorno, cioè contro il sostegno all’accordo commerciale, ed in maniera difforme al mio gruppo di appartenenza.
Nonostante il partito non vanti consiglieri nell’assemblea alfonsinese, l’amministrazione è stata eletta anche con i voti del PRC, essendoci presentati nel 2014 nella lista unica “Uniti per Alfonsine”.
Mi è così stato chiesto, in qualità di segretario del circolo locale e candidato nella lista unica, di rompere i rapporti con il Partito Democratico e “uscire” dalla maggioranza.
Trovo impropria questa richiesta: l’accordo elettorale per le elezioni del 2014 era volto ad amministrare il paese di Alfonsine, non certo a ratificare accordi internazionali o decidere se abolire il Concordato. Io, in rappresentanza di Rifondazione, nel 2014 non ho sostenuto il Partito Democratico, ho sostenuto Mauro Venturi come sindaco, perché credo che, seppur con modo abbastanza insipido di amministrare il paese, si sia perseguita una linea politica vicina ai cittadini. Un po’ più a sinistra, rispetto alla visione generale del PD.
Ma mi pare esagerato chiedere al Comune di Alfonsine di seguire le nostre idee di livello nazionale e, in questo caso, europeo.

(Pubblicato in origine su PRC Ravenna)

Enea Melandri

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