09/11/2018 No, non è più tempo per le promesse. Sentivo per radio un sindacalista (credo CISL) dell'ATAC chiamato a sostenere le ragioni del NO al referendum romano di domenica, ed era tutto un promettere che DOPO il voto il servizio di trasporto pubblico sarà riformato ed efficentato.
Anche il PD, rappresentato al consiglio comunale dall'ex radicale Giachetti, dopo settimane di pompose consultazioni interne, si è schierato per il Sì. Giachetti, comunque, va sottolineato che aveva già aiutato nella raccolta e nella validazione delle firme (come da tradizione dei Radicali, quando ad esempio contribuirono all'indizione del referendum per abrogare - nonostante loro fossero contrari - il divorzio, la legge Fortuna-Basilini).
Il referendum NON è - almeno non necessariamente - per privatizzare il trasporto pubblico, ma per METTERE A GARA il servizio. A Londra mi pare siano una quindicina le aziende che sinergicamente gestiscono il trasporto, per dire.
Io, se abitassi nella Capitale, leggendo le notizie ed informandomi in prima persona da amici che vi risiedono, voterei e sosterrei il Sì, perché la gestione di Atac si è dimostrata fallimentare e sgangherata; opinione rafforzata dal fatto che durante il periodo in cui l'ha diretta il commissario Tronca molti dei problemi erano quasi scomparsi (furti, pezzi di ricambio, evasione...). |