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23/08/2019
Ridicolo il sottosegretario (uscente) Manlio Di Stefano che, dopo il discorso del Presidente Mattarella, riscrive la storia del Governo Conte. Dice che dopo le elezioni politiche del 2018 il M5S propose a Lega e PD lo stesso programma per siglare un accordo di governo, ma se ricordate non andò proprio così.
Al Partito Democratico presentò un documento progressista, aperto e soprattutto europeista. Fu quella sera che si scatenò la tempesta dei #senzadime, e la mattina dopo l'accordo saltò.
Dalla Lega invece ci andò proponendo addirittura l'uscita dall'Unione Europea (ricordate le polemiche? Poi ovviamente quelle parole sparirono..).
Quindi, NO, Onorevole Di Stefano, dopo le elezioni politiche le cose andarono diversamente.

Poi, sempre lui mi pare, cita anche i pomposi 10 punti PROGRAMMATICI che Di Maio avrebbe messo sul tavolo di Mattarella per la costruzione di un nuovo esecutivo.
C'è ad esempio "DIMEZZARE I TEMPI DELLA GIUSTIZIA": ok, benissimo, ma COME? Come si fa a definire concreto ed esplicito questo slogan da propaganda? O la "RIFORMA DELLE BANCHE": cioè? Che cosa INTENDI?

E comunque, a me, questa politica "dei due forni" sembra piuttosto inquietante. Come dire "non importa che valori sostieni, quali politiche difendi o in cosa credi, se vuoi ci accordiamo e ci spartiamo il potere".
Poi sono gli altri quelli attaccati alle poltrone, no?

Enea Melandri

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