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13/05/2014
Ricordiamo oggi la Legge delle Guarentigie, approvata il 13 maggio 1871, come primo percorso per regolamentare i rapporti tra Stato e Chiesa.
Papa Pio IX si era dichiarato prigioniero politico in seguito alla breccia di Porta Pia (20 settembre 1870), e rispose con un'enciclica durissima contro la Legge delle Guarentigie. In essa bollava come assurdo che l'autorità della Santa Sede, discendente da origini divine, fosse ridotta ad una concessione del potere laico. Il Pontefice definì la legge un "mostruoso prodotto della giurisprudenza rivoluzionaria".

La legge non era niente di così terribile: si garantiva al Papa l'inviolabilità della persona, gli onori sovrani, il diritto di avere al proprio servizio guardie armate a difesa dei palazzi Vaticano, Laterano, Cancelleria e villa di Castel Gandolfo. Tali immobili erano sottoposti a regime di extraterritorialità che li esentava dalle leggi italiane e assicurava libertà di comunicazioni postali e telegrafiche ed il diritto di rappresentanza diplomatica. Si garantiva, un introito annuo di 3.225.000 lire (pari a svariati milioni di euro oggi) per il mantenimento del Pontefice, del Sacro Collegio e dei palazzi apostolici; nel regolare i rapporti fra Stato e Chiesa Cattolica, si garantiva ad entrambi la massima pacifica indipendenza. Inoltre, si impose che fossero soppresse tutte le facoltà di teologia dalle università italiane e che i seminari fossero sottoposti a controllo statale.
Si arrivò al 1874, quando la Curia romana giunse a vietare esplicitamente ai cattolici la partecipazione alla vita politica. Divieto che cadde definitivamente nel 1913 col Patto Gentiloni.

Enea Melandri

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