17/12/2014 Potrebbe avere degli sviluppi interessanti, la svolta verde di Marine Le Pen. Già leggere che non intende rinunciare al nucleare - che garantisce alla Francia l'autonomia energetica - deprime tutto il progetto, affidato al collettivo Nouvelle Ecologie, braccio verde del Front National. Quelli di cui parla Marine sono un "protezionismo intelligente" ed una "ecologia nazionalistica"; per riscattarsi ambientalista punta su pannelli solari e auto a indrogeno. "Bisogna capire una cosa: non è possibile effettuare la transizione energetica nell'Unione europea. Come sostiene Murer (economista e docente alla Sorbonne vicino al FN, ndr) va fatta a livello nazionale senza attendere il Santo Graal di un accordo globale". Così ora anche l'ecologia diventa una leva per fare pressione sugli istinti nazionalistici. Che in effetti, non è che la comunità mondiale stia facendo una bellissima figura, sotto quest'aspetto: si è conclusa pochi giorni fa la Conferenza Onu sul Clima, a Lima (Perù). L'accordo, che sarà firmato nel 2015 (DUEMILAQUINDICI!) a Parigi, dal 2020 (DUEMILAVENTI!) andrà a sostituire il protocollo di Kyoto. E come sempre, non solo gli impegni che sono stati presi vengono giudicati da tutti insufficienti, ma si è registrata la solita spaccatura tra i paesi industrializzati e i paesi ancora considerati in via d'industrializzazione, capitanati dalla Cina. Poi uno si stupisce che i movimenti più estremisti sorpassino - anche su temi più distanti da loro, come l'ecologia, appunto - le altre forze democratiche. | |||||||||
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