13/01/2015 Ecco qua il cortocircuito. Fabio Ranieri, ex-parlamentare della Lega Nord ed oggi vicepresidente del consiglio regionale dell'Emilia Romagna, aveva postato sul suo profilo Facebook un'immagine del ministro Kyenge sostituendone il volto con quello di una scimmia, e per questo il Tribunale di Milano lo ha condannato a un anno e tre mesi. E ora, nei momenti del #jesuischarlie, lui e il segretario Salvini si appellano al diritto di satira. Lo chiamo "cortocircuito" perché non possiamo giustificare delle vignette che canzonano Maometto, per poi accettare una sentenza del genere. Un anno e tre mesi, una condanna a mio giudizio abnorme per quella che il tribunale bolla come "diffamazione con l'aggravante della discriminazione razziale". Definire il limite tra satira ed insulto non è così facile, e questi eventi concatenati (Charlie Hebdo e condanna a Ranieri) lo dimostrano. Secondo me, il giudizio dovrebbe a questo punto vertere sulle finalità del messaggio, sulle, brutto da dire, intenzioni. | |||||||||
| << | >> |
|
|
|
|
| Chiudi |
| Vai alla home >> |