14/04/2015 Certo che noi siamo specialisti nel fare figure imbarazzanti davanti all'opinione pubblica. E' scoppiata la polemica sul gen*BIP*dio armeno, col Papa che dice la sua sul gen*BIP*dio, la Turchia che si offende perché si utilizza la parola gen*BIP*dio, che ribatte che lui usa la parola gen*BIP*dio solo perché l'Argentina (terra natale del Pontefice) "ha accolto i nazisti" che causarono il gen*BIP*dio degli Ebrei. A parlare è Sandro Gozi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega agli affari europei: "Credo che non sia mai opportuno per un governo prendere delle posizioni ufficiali su questo tema, per me, ma è la mia posizione personale, LO E' STATO. Ma un governo non deve utilizzare la parola GENOCIDIO." Ah no? E come vogliamo chiamarlo? Che parole utilizziamo? Vediamo cosa dice la storia: il Governo Turco crea un'Organizzazione Speciale mirata al controllo delle minoranze, su tutte quella armena: e così, nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915, vengono arrestati tutti gli intellettuali, poeti e studiosi armeni a Costantinopoli. A maggio poi viene approvata una legge speciale che autorizza le deportazioni: gli armeni di Anatolia e di Cilicia vengono quindi caricati e portati verso i deserti della Mesopotamia, dove hanno luogo le "marce della morte". Queste marce, che si svolgevano tra stenti e violenze, finivano inevitabilmente con la morte per sfinimento dei deportati. Fatemi capire, cosa manca per definirlo GENOCIDIO? | |||||||||
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