29/04/2015 Un applauso all'Onorevole Arturo Scotto (SEL), che durante le dichiarazioni di voto sulla fiducia all'Italicum (la prima di tre), non ripropone i soliti slogan di piazza infarciti di populismo, ma fa una raffinata critica sviscerando il pensiero dei grandi filosofi spesso citati (a sproposito) dai membri del Governo. "(..) Voi avete una precisa concezione della politica, una sola: un eterno e quotidiano duello, sul campo sempre e solo due contendenti, uno vince e comanda, l'altro perde, muore e sparisce; o è così, o a tutti a casa, o è come dico io, o si va al voto. Non c’è dialettica, non c’è confronto che sia sul merito, ma non c’è nemmeno il compromesso che contemperi la mediazione tra posizioni differenti, sono dei disvalori, sono perdite di tempo, sono inciampi del passato. La politica come permanente resa di conti, ci riporta indietro, in un tempo lontano della storia, dentro quella logica amico-nemico che è nulla di più lontano dall'idea della politica come bene comune di Giorgio La Pira, esempio che abusivamente voi citate tutte le volte. I maestri non vanno citati nei discorsi, per poi essere traditi nei comportamenti; farlo equivale ad un furto intellettuale utile solo a sciacquarsi la coscienza. Io vi chiedo, le chiedo, a quale cultura politica risponda una simile concezione. In qualsiasi manuale di diritto pubblico o di dottrine politiche, questo suo modo di praticare la politica non figura in quel capitolo particolare in cui è scritta la parola «democrazia». Democrazia come patrimonio di lotte, di conquiste, di partecipazione, quella nervatura profonda di cui parla quel Presidente Sergio Mattarella che abbiamo votato insieme e che ogni giorno dona a questo Paese pillole di saggezza. Democrazia come delicato e prezioso scrigno di regole, di procedure, di consuetudini. Qual è il Governo migliore, quello degli uomini o quello delle leggi ? A chiederlo è un socialista liberale come Norberto Bobbio, le dice qualcosa ? Vada a rileggersi le cinque o sei righe dove Norberto Bobbio parla di democrazia minima e vedrà che in questa emblematica vicenda della legge elettorale, che per la Costituzione è materia parlamentare, mentre lei ne ha fatto la madre di tutte le battaglie, con quel suo uno-due, tra sostituzione di componenti in Commissione e ricorso alla fiducia, voi ci state portando sotto la soglia critica della democrazia minima. Si interroghi, se ne è ancora capace. Si ponga questa domanda che si pone Bobbio e, con lui, il meglio della cultura politica liberale: qual è il Governo migliore ? Quello degli uomini o quello delle leggi ? Di nuovo è la domanda centrale di tutto quel pensiero, che chiama in causa non solo la forma di Governo, ma il modo di governare un Paese complesso come l'Italia. Certo, qui c’è il riflesso d'ordine, qui c’è lo scettro del potere: la fiducia. Ma fuori da queste stanze, fuori da questo Parlamento, ci sono quegli esodati, quei pensionati e quei lavoratori che vorrebbero almeno la stessa urgenza che voi gli avete impresso. Pertanto, quello che stiamo facendo oggi produce uno strappo, che determinerà per molti anni una difficoltà nel rapporto tra questo Parlamento e il Paese. La democrazia richiede distinzioni, pluralismo. Senza pluralismo non è possibile alcuna forma di Governo democratico e nessun Governo democratico può permettersi di ridurre, limitare e comprimere il pluralismo senza trasformarsi nel suo contrario. Per questo, come dice Bobbio, la discordia è il sale della democrazia. Nelle società non democratiche esiste l'armonia, ma quella, però, la lasciamo ad altri modelli, a modelli che stanno un po’ più a est, quelli magari che utilizzano il partito della nazione come modello democratico e politico. Questo concetto ci riporta, dunque, non all'anarchia, ma alla dottrina liberale, ci riporta a quelle parole straordinarie di Dossetti, che pretendeva di dire alcune cose molto semplici: ridurre il consenso del popolo sovrano a un mero applauso al sovrano del popolo è un rischio per la democrazia. Caro Presidente, la democrazia dell'applauso, la democrazia dell'investitura plebiscitaria e populista è un pericolo. La Pira, Dossetti, Bobbio abbiate il pudore la prossima volta di lasciarli da parte, perché la loro è la parte giusta. E abbiate il pudore anche di non fare citazioni storiche che parlano del passato. Ieri il Presidente del Consiglio ha detto alcune cose molto chiare: ci sono stati De Gasperi e Moro che hanno messo la fiducia. Moro all'epoca era un parlamentare, al massimo la sostenne. De Gasperi scelse quella strada: fu una strada sbagliata. Capisco che ci sia bisogno di un modello a cui ispirarsi, ma quella fiducia sulla legge truffa determinò un tumulto nel Paese e anche dentro questo Parlamento. Ma dall'altra parte, quelli che si opponevano a quella legge truffa, erano i padri costituenti, i padri della Resistenza, erano i padri della sinistra italiana, Umberto Terracini, Sandro Pertini, Ferruccio Parri, Piero Calamandrei (Applausi dei deputati dei gruppi sinistra e Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente) ! Non potete ricordare solo una parte della storia di questo Paese. E quella parte fu quella che oggi consente a voi di sedere su quegli scranni, quella parte che ha contribuito a costruire stagioni felici della democrazia, come Romano Prodi, che non avrebbe mai fondato il partito della nazione. E come ha detto più recentemente, quel partito della nazione rischia di portare questo Paese dentro un buco pericoloso. In conclusione, Presidente, c’è un filo rosso che lega tutto questo, ne parleremo nelle prossime settimane: il potere. Più potere al Premier, più potere al dirigente scolastico che si trasforma in un prefetto, più potere all'imprenditore di licenziare: potere, potere, potere. Noi diciamo: democrazia, democrazia, democrazia." | |||||||||
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