28/05/2015
Sul commento di Pietro Citati alla richiesta di diritti da parte della comunità LGBT stanno piovendo dalla rete insulti di ogni genere, misti a fango (dall'odore però non sono sicuro sia fango). Dico anch'io la mia.
Citati saluta con favore il grande passo compiuto dall'Irlanda (anche se personalmente non sono d'accordo sul metodo), per poi però inanellare una serie di frasi stereotipate fintamente argute da far impallidire.

Dice, "conquistano i propri diritti, gli omosessuali pretendono di essere come gli altri: ciò che certo non sono; tanta è la singolarità di condizioni che li distingue". Soprassediamo sulla forzatura del 'pretendono' (sic), quali sarebbero le condizioni singolari degli omosessuali? Ne conosco che lavorano, pagano le tasse, vanno in bagno, annaffiano il giardino, litigano coi vicini, prendono multe (...) esattamente come tutti gli altri NON omosessuali. Dov'è, signor Citati, la singolarità a cui accenna?
"Non ci sono più né maschi né femmine, né eterosessuali né omosessuali, ma soltanto persone". Oddio ci risiamo con queste frasi insulse - che dicono poi solo loro, non ho mai sentito alcun gay pronunciare parole simili.

Riconoscere loro dei diritti, quindi, "equivale a renderli normali, comuni, banali". Infatti è quello l'obiettivo, caro Citati: forse un impettito e tronfio opinionista classe 1930 non riesce a cogliere questa sottigliezza, ma la ricchezza di una società aperta, libera ed avanzata sta proprio nel rispetto della differenza, nell'accettazione dell'altrui normalità, o come vuole chiamarla lei, banalità.
E' quando saremo TUTTI banali, che i colori di ognuno di Noi risplenderanno più vivi che mai.

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