15/12/2015
Non c'è niente da ridere, è anzi una scena tragica.
Lo so che avete sorriso vedendo i lavoratori sudcoreani intenti a inscenare il proprio funerale, scrivere una lettere d'addio ai familiari e chiudersi per mezz'ora in una cassa di legno. Ma non c'è un cazzo da ridere.
Sapete perché lo fanno? Perché la Corea del Sud ha il più alto tasso di suicidi al mondo, 33 al giorno, e lo stress da lavoro è una delle principali cause di questo numero. I finti funerali servono a ricordare ai lavoratori quanto sia bella la vita.
Business come unica ragione di esistere, lavorare, produrre e consumare. Un giorno lavorativo medio è di 12 ore, con (udite udite) 5 giorni di ferie pagate l'anno.
E oltre ai suicidi, altro dato inquietante è quello dell'alcolismo, in cui cade almeno metà di quelli che riescono ad andare in pensione - tra i 60 ed i 65 anni.

Lo stress comincia a scuola, basata su un modello estremamente competitivo e pressante. Pensate che lo Stato, per cercare di contenere il masochismo educativo cui sono costretti i ragazzi sudcoreani, ha dovuto imporre il coprifuoco - vietato studiare! - dopo le 22 (e cominciano alle 8). Ma gli insegnanti privati organizzano lezioni e corsi "carbonari" notturni, anche online.

Ecco, io penso non ci sia niente di divertente quando un'azienda è costretta ad organizzare finte cerimonie funebri o "ore di risata" (ci sono anche queste, sì) per i suoi dipendenti a rischio suicidio. Lo schiacciamento, l'appiattimento personale dei lavoratori, l'annullamento della loro identità, che li trasforma in meri ingranaggi industriali rappresenta l'estremizzazione di un capitalismo illiberale ed anarchico.

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