26/02/2016 Da diversi anni in Italia è polemica aperta sulla direttiva Bolkestein della UE, in riferimento soprattutto alle concessioni per gli stabilimenti su suolo pubblico, balneari/turistici. La questione si è riaperta dopo che due Comuni (Loiri Porto San Paolo in Sardegna e San Felice del Benaco in Lombardia) hanno riassegnato delle concessioni senza gara e senza diritto di prelazione per i vecchi gestori. E scende in campo anche la Corte di giustizia Europea, che ha commentato che la norma che estende le licenze demaniali fino al 2020 "è contraria al diritto europeo"; le licenze sono state di volta in volta prorogate, anno dopo anno, decreto dopo decreto, fino ad arrivare appunto alla scadenza nel 2020. All'applicazione definitiva delle norme comunitarie, le concessioni dovrebbero essere messe all'asta. Il problema posto dalla direttiva Bolkestein (la 2006/123/CE) è assolutamente legittimo, in un'ottica liberale e in contrasto con le rendite di posizione che vengono a crearsi senza l'apertura del mercato. E' anche vero, però, che indire le aste per le concessioni favorirebbe i gruppi più grandi - e non parliamo solo di "imprese", ma anche di "mafie". Per avere un vero mercato libero ed aperto occorrono anche politiche serie e puntuali di controllo, nonché meccanismi di responsabilità efficaci. Senza questi, aprire il mercato significa per l'Italia finire sbranata da corruzioni, lobby e criminalità. | |||||||||
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