19/04/2016 Il Tribunale del Popolo® ha deciso: Doina Matei non doveva permettersi di postare su Facebook una sua foto SORRIDENTE al mare; poco importa se si fosse già fatta nove anni di carcere, godesse adesso del regime di semilibertà per lavorare e/o stesse usufruendo di un permesso premio. E neanche che il profilo Facebook avesse un nome falso, Danyela. Doina non deve sorridere mai più, ne farsi foto, ne tantomeno iscriversi a Facebook. Dorina deve sparire nel silenzio. Il Tribunale del Popolo® ha emesso la sua sentenza: non esistono principi di civiltà come la pena correttiva o il reinserimento nella società per gli excarcerati, esiste solo la gogna eterna, la marchiatura a fuoco che non va più via. Come già fece con Scattone, anzi, con il professor Giovanni Scattone, condannato per l'omicidio di Marta Russo nel 2003, e costretto a rinunciare alla cattedra dopo aver vinto il concorso per l'ammissione a ruolo. Per il Tribunale del Popolo® era sbagliato che Scattone fosse riabilitato e rientrasse a tutti gli effetti nella vita normale (aveva già fatto il supplente per DIECI anni). Poi, da domani, sarete tutti qui di nuovo a urlare "RESTIAMO UMANI!!1!", a chiedere diritti e dignità. Perché siete bravi a ripetere slogan e difendere i diritti "in teoria", ma è quando venite messi davanti a situazioni reali che si vede davvero il vostro "rispetto per la dignità umana". Sarebbe bene che Vincenzo Semeraro, il magistrato di sorveglianza di Venezia, che dopo l'episodio ha sospeso temporaneamente i benefici del regime di pena, chiarisse i motivi della sua decisione, perché se l'ha fatto per correre dietro ai rigurgiti social-forcaioli del Tribunale del Popolo®, abbiamo un grosso problema di civiltà. | |||||||||
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