20/03/2017
I vegani riminesi sono divisi e confusi per via di una macelleria della città che ha pensato bene di introdurre nella sua offerta anche dei "salumi" a base vegetale.
Da una parte gridano allo scandalo, perché significa finanziare, indirettamente, un'attività legata alla vendita di carne; dall'altra ci sono quelli felici e soddisfatti per la novità.
I primi lamentano che quel commerciante sta solo seguendo un trend, senza una vera consapevolezza di fondo. E mi sembra un ragionamento molto settario.
E comunque, anche al supermercato dove magari acquistate i burger di soia o le polpette di lenticchie esistono i reparti macelleria e/o pescheria. Ma forse in quel caso vi infastidisce meno perché sono dall'altra parte del negozio.

Guardando da fuori, a me sembra invece un ottimo segnale per il mercato e la concorrenza, perché con l'aumento dei venditori, questi saranno costretti ad abbassare i prezzi. A tutto vantaggio dei vegani stessi!
E, lo dico da non vegano per i vegani che si lamentano, l'aumento dell'offerta vegetale a costi più accessibili potrebbe portare ad un aumento della domanda, con conseguente diminuzione di quella di prodotti animali: meno prosciutti significa meno maiali uccisi, meno fiorentine significa meno bovini uccisi.
L'intento è salvare gli animali o ridurre sul lastrico i commercianti?

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