16/04/2010 - La Corte non ha detto NO. Anzi.
La Corte Costituzionale è stata chiamata a pronunciarsi riguardo ai matrimoni omosessuali in seguito ai ricorsi presentati da quattro coppie che avevano richiesto la pubblicazione delle loro unioni nell'albo comunale.
La sentenza n.138, depositata il 15 aprile 2010, la Consulta lascia aperta la questione, e sollecità il Parlamento a normare la questione; la Consulta, infatti, rigetta i ricorsi, perchè non può arrogarsi il compito di legiferare in merito, ma solo stabilire se un caso è in linea con i crismi della Carta Costituzionale.
Il nucleo della questione, ricordiamolo, è l'articolo 29, che recita "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio".

Nelle motivazioni della sentenza, si trovano almeno quattro passi fondamentali:
1) i matrimoni gay sono costituzionali; (questo significa che il Parlamento può normarli senza andare in contrasto con le fondamenta del diritto)
2) le coppie gay hanno diritto a una legge che le tuteli;
3) se il Parlamento opererà in senso inverso, ossia con una legge che non tuteli le unioni gay quanto i matrimoni la Corte si riserva il diritto di intervenire;
4) il matrimonio come lo vedono i cattolici NON è quello della Costituzione.

Certo, la sentenza non rappresenta una vittoria, ma sicuramente non è la sconfitta che ci viene dipinta dai mezzi d'informazione.
 

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