27/12/2024 Premetto che non mi piacciono Tony Effe, la sua musica e i suoi testi, non è il mio genere, e sono di un'altra epoca.
Ma vorrei sottoporvi un'altra breve strofa: "Che hai chiamato la volante quella notte/ E volevi farmi mettere in manette/ Solo perché avevo perso la pazienza". Il riferimento è abbastanza evidente.
Credo che nessuno si sia sognato di accusare Masini (la canzone è "Bella Stronza" del 1995) di voler giustificare la violenza domestica. E allora perché a Masini lo lasciamo fare e a Tony Effe no? Forse perché il primo è più poetico e allusivo mentre il secondo è diretto ed esplicito?
No: il problema nasce quando abbiamo appaltato agli artisti la funzione di educare. Il mio "sono di un'altra epoca" non era circoscritto solo ai gusti musicali, ma si riferiva a quando la Scuola era davvero il luogo della crescita, della maturazione, dove si plasmavano valori e idee.
Il percorso scolastico della mia generazione ci permette di porgere un orecchio critico a Masini, ascoltandolo con cognizione e sapere che quelle sono le parole di un uomo deluso, profondamente ferito, amareggiato e vulnerabile a causa della relazione fallita (poi a 11 anni - la mia età nel 1995 - non avrei saputo esprimere così questo concetto, è vero, ma sapevo distinguere le emozioni).
Oggi invece, per responsabilità politiche, l'istruzione pubblica è indebolita, costretta a ritmi più intensi con risorse più scarse; così quando si verificano episodi di violenza (sulle donne, sugli stranieri, sui gay) è più facile additare il Tony Effe di turno per aver diseducato i nostri giovani, piuttosto che chiedere una scuola più seria, autorevole e forte, capace di formare cittadini con spirito critico e coscienza civica. |