04/04/2025 La destra riprova ad indebolire la democrazia, quella nelle urne, conscia del fatto che il suo elettorato è quello un po' meno fedele quando si tratta di rivotare per il secondo turno delle amministrative.
Con un emendamento al decreto elezioni a firma Malan, Romeo, Gasparri, Biancofiore, Pirovano, Lisei e Ternullo, si propone di abbassare al 40% la soglia dei consensi al primo turno per la proclamazione del primo cittadino.
Attualmente, nelle città con più di 15.000 abitanti, diventa sindaco al primo turno il candidato che raggiunge il 50%+1 dei voti validi espressi. Con questo emendamento, basterebbe il 40%.
Una modifica così significativa nelle procedure di voto non può essere inserito come emendamento nell'iter di approvazione di un decreto; dal Quirinale sono già arrivati i doverosi borbottii a frenare questo scempio. Lo stesso testo fu presentato a marzo 2024 in occasioni delle amministrative in Piemonte, e allora appunto la destra dovette desistere davanti all'opposizione di Mattarella.
Attenzione, perché quella del Presidente della Repubblica non è una posizione di parte, ma una contestazione di metodo: l'articolo 72 della Costituzione, infatti, stabilisce che in materia elettorale Camera e Senato devono adottare una "procedura normale di esame e di approvazione", il che significa che se si vogliono cambiare le leggi elettorali lo si deve fare con un disegno di legge specifico. E non in maniera surrettizia infilando una modifica di nascosto da approvare magari di notte o a rotative ferme. |