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13/05/2025
Chi se lo sarebbe mai aspettato: la cantante Yuval Raphael, rappresentante di Israele all'Eurovision Song Contest, è stata contestata e minacciata al suo arrivo a Basilea.
Forse aver annunciato di voler radere al suolo e attuare una "pulizia etnica" (perché questo è) della Palestina farà finalmente vacillare l'aura mistica del popolo eletto di Israele. Invece l'EBU, che organizza la gara canora, ne conferma la partecipazione, definendo "universale e apolitico" l'evento.
Apolitico, come quando la Russia è stata esclusa dopo aver invaso l'Ucraina?

"Le azioni di Israele sono fondamentalmente in contrasto con i valori che l'Eurovision afferma di sostenere: pace, unità e rispetto dei diritti umani" commenta così Nemo, il cantante svizzero vincitore dell'edizione 2024; il suo è solo uno dei nomi di oltre 70 ex-partecipanti firmatari di una petizione che chiede l'esclusione di Israele dalla competizione.

Quella che definite “l’unica democrazia del medio oriente” è diventata una scheggia genocida impazzita. Però - ehi - a Tel Aviv ci sono le discoteche gay, è chiaro che dobbiamo essere dalla loro parte. Invece no, non riuscirete a farmi usare la “cultura woke” per giustificare la “soluzione finale” di Israele. La realtà è più complessa, lo diciamo da sempre.

Enea Melandri

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