29/08/2025 L'Italia però si era astenuta.
Al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, scroscianti applausi per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (che, vorrei anche vedere) che ha parlato tra le altre cose del conflitto tra Israele e Palestina.
Dopo aver ripetuto la solita condanna del 7 ottobre (perché comunque devono farci credere che sia iniziato tutto quel giorno, non che il colonialismo sionista opprima la striscia da 70 anni), ha detto chiaramente che Israele sta esagerando, che è andata oltre il "principio di proporzionalità". Queste sono davvero parole dure, presidente.
L'attacco alla chiesa cattolica di Gaza del 18 luglio era l'unica cosa che finora aveva smosso Giorgia, ma adesso ci sono anche i 5 giornalisti morti sotto le bombe. "Inaccettabile", dice, senza però una parola sulle altre 60.000 persone, di cui molti bambini. La madre cristiana, bah.
"Noi chiediamo" e giù con le richieste per portare almeno il confronto su toni civili. Il problema è che lei continua a parlare come leader di Fratelli d'Italia, quando ora è al vertice del Governo, è lei che può e deve mettere in atto politiche contenitive, sanzionatorie, aprire canali umanitari e diplomatici.
Ma, e da qui l'incipit, peccato che tutte le sue richieste fossero già contenute nella risoluzione delle Nazioni Unite di dicembre 2023, risoluzione sulla quale l'Italia si è astenuta.
Per cui presidente noi siamo stufi delle parole, dei suoi toni roboanti, se a queste non seguono prese di posizione e fatti concreti.
Adesso è cominciato anche il chiacchiericcio alla mostra del cinema di Venezia su attori e registi legati a Israele. Ricordate, gli anni scorsi, quando avete aperto la caccia agli artisti legati alla Russia, escludendoli da ogni gara e manifestazione? Avete creato un precedente, che vi aspettavate? |