13/02/2025 A me non convince questa retorica dei malati come guerrieri. L'ultima ad essere definita così è stata ieri sera la modella Bianca Balti, coconduttrice della seconda puntata del festival di Sanremo. Nel 2022 si è sottoposta ad una doppia mastectomia preventiva, perché portatrice di una variante del gene BRCA1, e nel 2024 ha rilevato di avere un cancro ovarico al terzo stadio. E' arrivata sul palco pallida, rasata, col fisico indebolito dalla chemioterapia, e presentata come "madre e guerriera". Non una parola sulla sua professione, sulla sua cultura e intelligenza. Niente sul suo impegno per i diritti e l'autodeterminazione femminili, sui diritti LGBT, contro il razzismo, sulla cooperazione con l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), il lavoro contro i disturbi della nutrizione, dell'alimentazione e da dismorfismo. Lei è solo "madre" (dev'essere questo il merito per cui l'UNHCR Italia le ha consegnato una targa di ringraziamento) e "guerriera", perché sta affrontando un cancro. In una battaglia, c'è un vincitore ed uno sconfitto: chi non guarisce dalla sua malattia va definito quindi un codardo, un pusillanime? A volte sui giornali si legge anche l'espressione "si è arreso alla malattia". Così addirittura diventa una COLPA, una SUA RESPONSABILITA'. No, non riesco a ritrovarmi in questa narrazione. Perché, in questo caso è ancora più evidente, lei non è la sua malattia. Bianca, lei è una persona eccezionale, quello che ha fatto a livello umanitario meritava due parole in più su quel palco. | |||||||||
| << | >> |
|
|
|
|
| Chiudi |
| Vai alla home >> |