26/06/2026 Che poi però, mi lascia comunque un po' basito che la risposta alla remigrazione sia "allora chi ci va a raccogliere i pomodori?!". Mettendo da parte il fatto che la "Remigrazione" sia di per sé un'idea impraticabile, per il costo esorbitante o per gli accordi internazionali necessari (e sono queste le domande che la Gruber doveva fare a Vannacci, non punzecchiarlo sui gay), stiamo forse ammettendo che il lavoro nei campi è disumano e gli italiani (in virtù di non si sa quale pretesa di superiorità di stocazzo) non vogliono lavorare in quelle condizioni? Il problema che pongo io, qui, non è di nazionalità o cultura, ma di Diritto del Lavoro. Essere arruolati dai caporali, ammassati nelle baracche, lavorare senza pause, tutele e diritti, non è roba da "emergenza sicurezza" o "invasione islamica". Se non lo consideriamo umano e civile per un italiano, perché dovrebbe esserlo per uno straniero? E se sono queste le condizioni in cui li mettiamo e con cui giustifichiamo la loro marginalizzazione, non possiamo neanche lamentiamoci poi della criminalità. Che è sempre esistita. | |||||||||
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