30/01/2015 Non ho salutato subito l'approvazione del registro delle unioni civili a Roma perché aspettavo le - immancabili ed ovvie - reazioni della Chiesa in proposito.
Ed infatti, l'evento ha scatenato le ire del presidente della Commissione vita e famiglia della Cei, il vescovo Enrico Solmi: "Ci troviamo davanti a un attentato al matrimonio inteso nella forma in cui lo vuole la Costituzione" ha commentato il prelato a Radio Vaticana "Il Comune di Roma ha calato la maschera e ha mostrato la vera finalità di questi registri delle unioni di fatto: quella di avallare i cosiddetti matrimoni gay e introdurre in modo indiretto questa possibilità che in Italia non è data per legge. Ci troviamo davanti a quel tentativo di mistificare come matrimonio quello che matrimonio non è".
Ancora con questa storia della Costituzione?
Facciamo un ripassino dell'articolo 29:
"La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare."
Si parla solo di "coniugi", non una parola sul loro sesso. E neanche sul loro numero, a voler essere un po' più libertari.
E difatti, la Corte Costituzionale, quando si espresse in proposito, disse che il matrimonio omosessuale non è normato, ma pienamente compatibile con i dettami della Carta (ne parlavo qui).
E comunque, questo NON è il matrimonio. Ma è a quello che puntiamo, noi Progressisti. |