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27/04/2015
Più di UN MILIARDO di dollari al giorno.
Questo è l'astronomico costo, a livello mondiale, dello spreco alimentare secondo il Waste Resources and Action Programme; la produzione di una superficie agricola vasta quanto il Messico (6 volte e mezza l'intera Italia) viene buttata.
E lo spreco alimentare non è solo una questione di etica, ma anche di inquinamento inutile che infliggiamo al pianeta: inutili deforestazioni, inutili prelievi d'acqua ed inutili emissioni di carbonio.

Secondo la Royal Society, l'accademia nazionale inglese delle scienze, sono tre i fattori per cui si spreca il cibo, e tirano in causa le economie sviluppate:
1) il basso costo del cibo rispetto al reddito disponibile;
2) gli standard elevati per ciò che riguarda l'alimentazione;
3) l'incomprensione di ciò che sta dietro alla produzione.
Il terzo punto riflette sulla fuga dalle campagne, per cui la crescita e l'imborghesimento sociale (passatemi il termine) hanno indebolito e reso più vago il rapporto tra persone e cibo, di cui si ignora il costo produttivo ed ambientale.
E la crisi, diciamo per fortuna, ha ridotto quest'iperbolico conto.

Di fronte a queste cifre, il problema dello spreco alimentare e del suo saldo economico ed ecologico, dev'essere preso in considerazione da ogni democrazia evoluta e sviluppata, e non solo in Francia.

Enea Melandri

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